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Villa Dosi

Villa Dosi Delfini, è inserita in un ampio spazio di territorio, chiamato i Chiosi*, che si trova a margine del centro storico di Pontremoli.

Il percorso verso Villa Dosi

Villa Dosi, il viale

Il percorso attraverso il quale diventa possibile raggiungerla è interamente immerso nella campagna: Un viale, sempre incantevole ma ancor più nei periodi di fioritura degli alberi che lo costeggiano: prunus e lagerstroemia.

Lungo lo stesso, poi, è presente anche un ponticello soprastante il fiume Verde, realizzato nel 1705, proprio per rendere più agevole l’accesso a Villa Dosi. Il ponte non maestoso, ma armonioso e originale, è coperto e contiene al suo interno una affascinante cappella talché, in un recente articolo, Skylaner lo ha classificato come uno dei ponti più belli in Italia.

La Villa

Oltrepassato il ponte, a distanza di poche decine di metri, appare la sagoma di Villa Dosi, anche se il maestoso cancello ed i due cedri del libano ultracentenari posti immediatamente al suo interno, ne lasciano percepire solo piccole porzioni. L’edificio, realizzato fra la fine del ‘600 e gli inizi del’700, è preceduto da una imponente doppia scala realizzata con la solita pietra arenaria impiegata nel piazzale antistante e, nei colori, sembra rifarsi alle ville fiorentine del rinascimento.

Un aspetto peraltro comprensibile se si considera che quando la villa venne iniziata, nel 1700, Pontremoli era sotto il controllo di Firenze.

Villa Dosi a Pontremoli

L’edificio è preceduto da una imponente doppia scala realizzata con la solita pietra arenaria impiegata nel piazzale antistante e, nei colori, sembra rifarsi alle ville fiorentine del rinascimento.

Promotori dell’opera furono Carlo e Francesco Dosi**, 2 fratelli orgogliosi di quanto realizzato, tanto da essere indotti a lasciare una memoria estremamente solida in proposito.

Fecero infatti apporre due sculture riproducenti i loro busti nel punto in cui ritennero, essere il più esposto: sopra il maestoso portale che, una volta raggiunto il piano nobile, attraverso la già citata doppia scala presente in facciata, dà accesso al salone principale dell’edificio.

Certamente i due fratelli sarebbero orgogliosi di sapere che ancor oggi tutti i visitatori si soffermano a osservarne le sembianze ed anche a leggere ciò che è riportato nei cartigli sottostanti.

Minor apprezzamento, forse, raccoglierebbe il fatto che i loro nomi sono stati nel tempo sono stati dimenticati, sostituiti da un unico termine che li identifica, accomunandoli: “I parrucconi”.

Il salone

Il salone cui si accede dall’ingresso principale è il locale più rappresentativo dell’intero edificio.

Salone di Villa Dosi a Pontremoli

Si sviluppa su di un doppio livello, con quello superiore che consente l’affaccio su quello sottostante perché interamente dotato di una sorta di terrazzo interno: un ballatoio con una elegante ringhiera in ferro battuto.

In questa sala è possibile constatare quanto sia stato fruttuosa la collaborazione fra due artisti del barocco pontremolese, quali furono Francesco Natali e Alessandro Gherardini.

Il primo ha riempito ogni spazio con eleganti quadrature, spesso dilatandolo attraverso sfondamenti prospettici fra i quali è degna di menzione la bella piazza con fontana e colonna che, nella parte alta della sala, inganno l’occhio inducendolo ad osservare un, in realtà inesistente, paesaggio che è al di là dell’edificio.

Il secondo invece ha inserito figure allegoriche, scene mitologiche ed anche un discreto tributo alla committenza.

Non solo la Vergine sul trono, poggiante su un letto di nuvole, le tre parche riprese in un contesto di serenità pastorale, il poeta cinto dalla corona di alloro ma anche la signora Dosi, tal Giulia Righini, moglie di Carlo.

Quella che con assiduità e puntuali indicazioni aveva seguito l’artista durante il corso della sua opera.

L’uso più intenso dei colori utilizzati dal gherardini per rappresentarla sarebbe da intendersi quale omaggio ad una committente dimostratasi estremamente sensibile e competente in ambito artistico.

Gli altri ambienti

A coronamento del salone ci sono altri ambienti che si sviluppano sul solito piano, fra questi:

  • Il salottino Rosso: una stanza impreziosita da un elegante lampadario in ceramica di Capodimonte e nella quale è tuttora presente l’antico clavicembalo che si ipotizza venisse suonato dalla Signora Giulia. Sulle pareti sono affissi quadri di scuola napoletana fra i quali un bel “San Giuseppe falegname”, di Francesco Cairo. Un artista non più in vita al tempo della costruzione della villa ma che godeva di una buona fama postuma essendo stato, a suo tempo, scelto anche dai Savoia per la realizzazione di una grande tela avente come titolo “il ritrovamento di Mosè”. 
Villa Dosi il salotto rosso
Quadro Davide con la testa di Golia
  • La sala del biliardo è quella in cui sono raccolti i dipinti più importanti. Oltre ad alcuni quadri ritraenti membri ecclesiastici della famiglia Dosi, sono qui raccolti molti dipinti riconducibili ad artisti celebri di scuola napoletana e fiorentina. Fra questi: una allegoria sacra di Alessandro Gherardini, un Davide con la testa di Golia nel quale traspare chiara l’influenza Caravaggesca, un Seneca Morente di Luca Giordano. A testimonianza della qualità delle scelte si ritiene sufficiente ricordare che un quadro di quest’ultimo, rappresentante il solito soggetto, è oggi presente al museo del Louvre di Parigi.
  • La Sala dei Ritratti, quella in cui sono ritratti i membri più rappresentativi di questa famiglia, vissuti nei secoli XVII e XVIII
  • La Biblioteca contenente diverse migliaia di volumi in alcuni dei quali, probabilmente, sono ancora contenuti segreti che qualche volonteroso studioso potrà un giorno riscoprire.
  • Un ulteriore salottino ottocentesco che, originariamente affrescato dal Natali, al cambiare delle mode, subì modifiche, che poco gli hanno giovato. anzi… Invece ancor campeggia sulla parete il ritratto di Andrea Ranzi, la cui figlia, Teresa, aveva sposato Gian carlo Dosi. Il Ranzi era un medico cui nel 1854 venne in Egitto, per svolgere un’attività professionale. In tale circostanza fu accompagnato dalla figlia Teresa che al ritorno portò e fece piantare alcune pianticelle al tempo sconosciute. Quelle che si sono rivelate essere cedri del Libano e che, oggi, fra i molti alberi presenti in giardino, sono i primi che si parano davanti a chiunque oltrepassi il cancello della villa, quasi ad intimorirlo con la loro mole.
  • Le camere da letto arricchite da prestigiosi dipinti di scuola napoletana. Tra questi, scelto fors’anche per il tema del riposo che ben si confà a questi ambienti è il quadro che rappresenta uno dei temi ricorrenti nelle opere dell’apprezzato pittore Massimo Stanzione: Riposo durante la fuga in Egitto.

Una curiosità inerente Villa Dosi

A Villa Dosi sono presenti diversi quadri realizzati da prestigiosi artisti di scuola napoletana.

Ciò è dovuto al fatto che Giovanni Battista Natali, figlio di Francesco, si era occupato della progettazione del salottino di porcellana della Reggia di Capodimonte ed in tale veste si recava spesso a Napoli dove, quale esperto di fiducia dei Dosi, acquistava opere per conto loro.

N.B. A Villa Dosi sono consentite solo le visite con l’accompagnamento delle guide di Sigeric: qui trovate tutte le informazioni in merito ai loro tour organizzati

Note

*Il luogo, probabilmente, venne così chiamato in un’epoca lontana quando in tutta l’Europa (pensiamo agli scritti di Marx a seguito dell’abolizione degli open field in Inghilterra), al fine di incrementarne la produttività, venne sollecitata, talvolta imposta coercitivamente, l’abolizione dei terreni gestiti come beni comuni. Conseguentemente, i campi, che un tempo erano stati vasti spazi aperti, vennero recintati con muri o siepi, quindi chiusi. Un lemma, quest’ultimo trasformatosi in “Chiosi”, a seguito di deformazione linguistica.

**La famiglia Dosi che tanta importanza ha avuto nella storia di Pontremoli e nella vita sociale di questa città, aveva origini popolari.

Il suo primo rappresentante giunto a Pontremoli fu Guglielmo Dosi, messo a capo del presidio militare sforzesco insediato nel castello del Piagnaro.

L’intraprendenza e l’acume commerciale che li contraddistinse consentì poi ai suoi discendenti di raggiungere una elevata condizione economica cui Giuseppe Antonio Dosi, nel 1733, acquistandolo, aggiunse il titolo nobiliare di Marchese, concessogli da Carlo Borbone.

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