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Teatro di Pontremoli

Teatro di Pontremoli: un edificio sorto quando il denaro sapeva porsi anche al servizio della cultura.

Teatro della rosa a Pontremoli

La buona borghesia pontremolese

Nel ‘600 Pontremoli era una città ricca e fiorente. Diverse intraprendenti famiglie, per lo più arrivate dalla pianura padana, avevano saputo cogliere l’opportunità commerciale offerta dal dumping fiscale attraverso il quale si stava sempre più affermando il porto di Livorno.

La buona borghesia dell’epoca, pur interessata ad incrementare il proprio patrimonio, mostrava altrettanto interesse nei confronti della cultura.

Negli ampi saloni dei sontuosi palazzi dei Dosi, dei Damiani, dei Petrucci, dei Negri, dei Pavesi, etc. venivano sovente invitati musicisti e poeti ad intrattenere un pubblico selezionato. Presto però si avvertì la necessità di disporre di uno spazio dedicato esclusivamente a tali rappresentazioni.

E fu così che, nel 1690, 28 fra le più facoltose delle famiglie cittadine inviarono richiesta al governatore tesa ad ottenere uno spazio sul terreno pubblico unito all’autorizzazione ad edificare in quel luogo ed a proprie spese un teatro.

Burocrazia lenta e divisioni intestine

Poiché la burocrazia non è un male ascrivibile solo al nostro tempo, furono necessari circa 50 anni affinché la proposta venisse esaminata ed approvata, cosa che avvenne nel 1739.

Altrettanti anni poi furono necessari per portare a termine la realizzazione dell’opera che venne a compimento nel 1791. Un progetto che finalmente sbocciava venne metaforizzato nel romantico nome attribuito all’edificio: teatro della Rosa. A questo venne aggiunto un motto che parve essere anche un avvertimento sia pur in assenza di un ben individuato destinatario: “Pungit et delectat” (dà piacere ma nel contempo punge).

Molto del ritardo accumulato nei lavori, in verità, è ascrivibile al tempo che fu necessario per risolvere una diatriba creatasi all’interno del gruppo di finanziatori, sfociata anche in azioni legali.

L’oggetto del contendere era rappresentato dalla scelta del pittore al quale affidare la parte decorativa dell’edificio.

Alcune famiglie pontremolesi desideravano che ad essere ingaggiato fosse un artista di Parma, tal Gaetano Ghidetti, che allora godeva di una favorevolissima critica.

Questi vantava peraltro ottime referenze in ambito teatrale. Aveva infatti lavorato sia per il Teatro Ducale di Parma che per quello di Colorno.

Nessuno ne metteva in discussione le qualità ma il problema era rappresentato dal fatto che, sostenuto dalla fama di cui godeva, per le sue prestazioni chiedeva ben 240 zecchini a fronte dei 160 chiesti da Antonio Contestabili, pittore conosciuto ed apprezzato a Pontremoli, dove già aveva operato in edifici pubblici e privati raccogliendo grande apprezzamento.

Il buon senso induce ad armonizzare desideri e risorse

La questione si risolse quando, con il progredire dei lavori e delle spese, tutti concordarono sul fatto che, in assenza di una amministrazione più parsimoniosa del cantiere, i lavori si sarebbero trascinati per molti decenni ancora.

Contestabili, oltre ai 44 palchetti, al sipario istoriato a figure ed al proscenio, affrescò il soffitto del teatro inserendo in esso figure e medaglioni. Inoltre realizzò anche 8 mute di scene.

Infine, a lavori ultimati, in cambio di un palco riservato in terza fila, si rese disponibile a provvedere gratuitamente alla manutenzione dell’intero scenario, purché fosse sollevato dalle spese relative all’acquisto dei materiali.

Vita, morte e resurrezione del teatro di Pontremoli

Da allora, fino alla II guerra mondiale quando venne pesantemente danneggiato, nel Teatro sono stati rappresentati spettacoli d’opera, commedie di compagnie di giro e di filodrammatiche di dilettanti locali, ma è stato sede anche di veglioni da ballo e spettacoli di arte varia.

Dopo alcuni parziali rimaneggiamenti il teatro, nel 1968, venne integralmente ricostruito seguendo i disegni originali con la creazione di 23 palchetti su 2 ordini e di una galleria.

Nel 1984 il teatro è stato acquisito da Ingemar Lindh, che, con il suo laboratorio ne aveva fatto sede di un’esperienza fondata sulla ricerca in merito all’arte, al ruolo dell’attore nella creazione di spettacoli che, banale o impegnati, hanno comunque un ruolo pedagogico.

In tale visione gli artisti non vivevano in un loro universo separato ma traevano esperienza immergendosi nella realtà circostante.

teatro di Pontremoli: l'interno

Ed è forse stata proprio una troppo stretta immersione di questo gruppo di belle ragazze e giovani e affascinanti ragazzi, nel contesto sociale cittadino, a determinare la conclusione di tale esperienza.

Circonfusi dall’aurea dell’artista e caratterizzati dai più disinvolti costumi del nord Europa, paesi dai quali provenivano, gli artisti hanno suscitato qualche malumore in una società tradizionalista e fortemente improntata ad un cattolicesimo poco incline a giustificare i piaceri e le piccole trasgressioni terrene.

Teatro di Pontremoli. spettacoli…

L’esigenza di adeguare il teatro alle nuove e stringenti norme relative alla sicurezza, infine, ha fornito una motivazione tecnica, ponendo fine ad una vivace dialettica che aveva preso piede dando vita a due contrapposti schieramenti: i libertari ed i moralisti.

In quella circostanza il teatro è stato acquistato dal comune di Pontremoli e, dopo gli interventi necessari a renderlo agibile, ha, da allora, ospitato centinaia di spettacoli con compagnie di alto livello.

…ma anche aperto al sociale

Inoltre è sempre stato disponibile anche per rappresentazioni a carattere locale o di tipo benefico.

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