Palazzo Dosi Magnavacca

Palazzo Dosi Magnavacca è frutto di una fortunata combinazione in cui sono venuti a convergere le azioni di uomini con i piedi ben saldi nella concretezza del passato ma anche con la voglia di avventurarsi nel futuro.

Palazzo Dosi: il frutto di una virtuosa sinergia

I protagonisti furono:

  • un governante capace di mettere in atto una politica di dumping fiscale con alcuni secoli di anticipo rispetto a ciò che sta avvenendo oggi
  • un imprenditore sveglio, pronto a cogliere le opportunità che tale politica gli andava offrendo
  • un gruppo di artisti visionari che, fortemente intrisi dei canoni del barocco, non esitarono a lasciarsi influenzare, interpretandolo in maniera originale, dalla nuova corrente che andava imponendosi in Francia: il Rococò

Il primo è rappresentato da Francesco de’ Medici, governatore di Firenze che, nel 1566, promosse i nuovi statuti doganali, presso il porto di Livorno.

Una disposizione che conteneva il principio di libero deposito di merci per il periodo di un anno, offrendo un grande vantaggio a quanti sceglievano questo scalo per i propri traffici.

Il libro sul Barocco Pontremolese

Il secondo elemento è invece costituito da un gruppo di artisti protagonisti di una vera e propria corrente, il “Barocco pontremolese”, caratterizzata da tratti peculiari e distintivi.

Trattasi di un gruppo di architetti, quadraturisti, figuristi, ebanisti, legati dall’amore per l’arte ma non solo da quello.

Sono anche legati da rapporti di amicizia: lavorano spesso insieme e frequentano la solita bottega, le stesse osterie dove bevono, giocano e si divertono insieme.

Fra di loro c’è anche una bonaria competizione nella quale cercano di stupirsi a vicenda ed a Pontremoli, il luogo cui più sono legati, hanno realizzato buona parte dei propri capolavori.

Infine, al centro della scena c’è lui: è Giuseppe Antonio Dosi, nato borghese ma divenuto nobile, marchese, a seguito dell’acquisto del titolo.

Costui, figlio di Carlo Dosi, uomo che già aveva testimoniato una apprezzabile intraprendenza commerciale, ne segue le orme dando ulteriore impulso a tale attività.

Agevolato dalla sua capacità relazionale diventa anche una degli uomini più influenti nel contesto politico e sociale della città.

In tale veste, decide di dotarsi di una dimora nel centro cittadino capace di competere, per magnificenza, a quelle dei nobili di stirpe che talvolta mostravano una certa riluttanza a riconoscere a lui, che il titolo lo aveva ottenuto acquistandolo, analogo lignaggio.

Giuseppe Dosi è uomo proiettato verso l’alto ma, nello stesso tempo, concretamente ancorato al mondo che tanto gli ha dato: quello del commercio.

Quando concepisce l’idea del suo palazzo persegue due obiettivi che inconciliabili per una nobiltà oziosa e parassitaria non lo erano per lui, assurto al titolo attraverso un infaticabile impegno lavorativo e consapevole che le opere hanno un costo di realizzazione ma, non di meno, quanto più sono belle e sontuose tanto più richiedono risorse per essere mantenute.

Il palazzo, progettato da Giovan Battista Natali, venne quindi concepito per svolgere un ruolo residenziale e di rappresentanza ai piani alti ma anche per essere adibito a funzioni mercantile a piano terra.

Qui erano stati ricavati ampi locali aventi la funzione di immagazzinaggio e, veniva offerto, dietro compenso, ricovero anche a carri ed animali appartenenti ad altri mercanti che, durante il loro viaggio, necessitavano di pernottare in città.

La facciata è austera ed elegante, i marcapiani, e gli elementi che incorniciano ogni apertura, nella stessa presente, compresi i raffinati timpani sono realizzati in pietra arenaria.

E nel solito materiale è ricavato il maestoso portale di accesso sormontato da un grazioso balconcino con ringhiera in ferro battuto che alleggerisce l’insieme.

Una volta entrati nell’atrio porticato, lo sguardo corre lungo la direttrice che percorre il palazzo in tutta la sua lunghezza per poi oltrepassarlo arrestandosi presso il balcone che, sul lato opposto, va ad affacciarsi direttamente sulla sponda destra del fiume Magra.

Nello stesso porticato, ma lateralmente, sono presenti due scale: una più modesta, quella di servizio ed un’altra, monumentale, la scala di rappresentanza.

Quest’ultima, anch’essa in arenaria come le due colonne che la sorreggono, è affiancata da una sontuosa balaustra in marmo bianco di Carrara.

Giunti al piano nobile la vista subisce l’inganno dell’occhio che Antonio Contestabili ha reso possibile attraverso un tromphe l’oeil che, con sfondamento immaginario, simula l’accesso ad una ulteriore scala ed una serie di ambienti, anch’essi inesistenti.

L’appartamento di rappresentanza

Imboccando invece la porta, realmente presente a sinistra, si ha accesso a quello che può essere definito l’appartamento delle meraviglie.

Ambienti che Giovan Battista Natali, quadraturista e Giovanni Galeotti, figurista, con virtuosa sinergia, hanno affrescato con allegorie e scene attinte dalla tradizione mitologica.

Il salone principale, generosissimo nelle dimensioni, è interamente circondato da un elegante ballatoio.

Attraverso sapienti pennellate si è trasformato in una gigantesca tela sulla quale, una maggior delicatezza dei colori ( gialli, oro, rosa, violetti, verdi chiari, e azzurri) rispetto a quelli in uso nel barocco, già annuncia l’inizio di un percorso, influenzato da un nuovo stile: il Rococò.

Sulle pareti appaiono Dei ed altri personaggi (Anfrite, Nettuno, Mercurio, etc.) che ci rimandano al passato.

Peraltro, con eloquente simbolismo, nel punto più alto, dipinto sulla volta a padiglione c’è lui, il Marchese Dosi, celebrato con la corona di alloro in capo e colto nell’atto di raggiungere sull’Olimpo gli Dei che già vi si erano insediati.

Questo salone da poi accesso ad altre sale anch’esse riccamente decorate ma di dimensioni più contenute. Fra queste l’alcova in cui il marchese volle che la testiera del letto venisse realizzata attraverso un ricco affresco apposto sulla parete.

L’appartamento di rappresentanza di Palazzo Dosi oggi ospita presentazioni letterarie, mostre d’arte, convegni ma resta aperto anche per le visite organizzate dal gruppo di guide di Sigeric, all’interno di un interessante tour nel centro storico di Pontremoli.

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