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Montereggio

Montereggio: un borgo conosciuto in tutto il mondo

Montereggio: il borgo

Montereggio è un antico borgo della Lunigiana a breve distanza dalle case vacanze dell’Eremo Gioioso.

Il borgo è bello di per se ed anche collocato in una posizione panoramica ma, non è in virtù di queste caratteristiche che oggi è conosciuto nel mondo.

Montereggio, panchine dedicate al fumetto

Montereggio è infatti ormai universalmente noto come “il paese dei librai”, tanto da risultare l’unico paese italiano ad essere inserito nel circuito mondiale delle book town, insieme ad altri 37 paesini di tutto il mondo.

A rafforzare poi questa sua caratterizzazione contribuisce anche la toponomastica del luogo.

Montereggio toponomastica dedicata agli editori

Qui le vie di Montereggio, che convergono verso la piazza in cui a breve distanza dalla chiesa fortificata è stato installato il monumento dedicato ai librai, portano nomi che hanno segnato l’editoria nel nostro Paese: Via Einaudi, Borgo Garzanti, Borgo Mursia, Piazza Arnoldi, Piazza Mondadori, Borgo Feltrinelli, etc.

Peraltro, non solo Montereggio ma la Lunigiana tutta ha avuto un ruolo importante nella diffusione della stampa in Italia.

2 stampatori lunigianesi antesignani

Jacopo da Fivizzano ed il Museo della stampa

Un tal Jacopo, già nel XV secolo, stampava a Fivizzano, suo luogo natio, le opere dei classici: Virgilio, Cicerone, Sallustio e Giovenale.

Purtroppo alle capacità tecniche, che aveva appreso a Venezia da un allievo di Gutemberg, non si associava un altrettanto sviluppato senso degli affari.

Museo della stampa a Fivizzano

Fivizzano, come del resto tutta la Lunigiana, al tempo, era popolata soprattutto da contadini analfabeti che non nutrivano interesse alcuno per le sue opere.

Jacopo deluso tornò a Venezia ed i suoi concittadini gli resero onore solo alcuni secoli dopo, allestendo e dedicandogli un museo della stampa in cui sono presenti antichi torchi, pluricentenari incunaboli e perfino il primo prototipo di macchina da scrivere.

Sebastiano da Pontremoli

Più ancorato alla concretezza si mostrò invece un tal Sebastiano, anch’egli tipografo, di Pontremoli che, pochi decenni dopo, dotato di un maggior senso pratico, emigrò a Milano per ripetere un’esperienza di tal tipo sotto la guida di Ulrich Scinzenzeler.

Ma tutto ciò rientra ancora nella normalità.

La storia dei librai di Montereggio

Ciò che invece conferisce a Montereggio la sua aurea di eccezionalità è una storia tanto straordinaria da apparire incredibile.

Una vicenda che ha avuto per protagonisti alcuni avventurosi ed illetterati contadini.

Questi, infatti avevano nelle vicinanze vari siti dai quali ricavavano una particolare pietra arenaria, l’arenaria macigno, che, una volta lavorata per conferirle la necessaria maneggevolezza, si rivelava particolarmente adatta nell’affilatura delle falci.

Montereggio monumento dedicato ai librai

Al lavoro dei campi, specialmente nella stagione meno impegnativa, ne affiancavano quindi uno da venditori ambulanti, andando di casa in casa a proporre queste pietre e non solo nei paesi vicini.

In gruppo attraversavano l’Appennino per sciamare poi all’interno della pianura padana dove ormai avevano instaurato rapporti pressoché in ogni cascina e fattoria.

In questa loro vita itinerante vennero in contatto con alcuni esponenti della carboneria che, come risaputo, si battevano per un’Italia unita e libera dal dominio straniero.

Questi ultimi, delusi dalla scarsa presa che le loro idee esercitavano nei confronti delle masse contadine, cercarono di avvalersi di questo manipolo di venditori affidando loro un’opera di proselitismo nei confronti degli abitanti delle campagne.

L’idea aveva peraltro una sua validità: questi uomini avevano acquisito nel tempo una profonda conoscenza dei luoghi e delle persone che li abitavano.

Inoltre, la comune radice contadina, contribuiva a non creare diffidenza presso coloro cui doveva essere indirizzato il messaggio patriottico e irredentista.

Affinché potessero svolgere al meglio il proprio compito i carbonari fecero aver loro copiose forniture di libretti, redatti al fine di rendere attrattiva e popolare l’idea di un’Italia unita.

Ai libri che nell’intenzione dei carbonari, avrebbero dovuto essere distribuiti gratuitamente, i contadini di Montereggio aggiunsero però uno strato di saperi tale da non far apparire loro disdicevole, applicare agli stessi un prezzo di vendita.

Buoni cristiani ed anche praticanti non ebbero difficoltà ad ottenere la generosa disponibilità del parroco di Montereggio che, precursore di Don Milani, assunse su di sè il ruolo di maestro.

Gli improvvisati venditori di libri si sottoposero, quindi, ad un corso accelerato di lettura.

In breve, anche sopperendo con la fantasia nei passaggi più difficili, furono in grado non solo di proporre ma anche di leggere agli astanti alcune pagine dei volumi che andavano proponendo.

Inevitabilmente la lettura terminava, poi, con la colorita illustrazione dei benefici che, in particolare i giovani, avrebbero potuto trarre qualora anch’essi si fossero resi disponibili a padroneggiare l’alfabeto ed i libri, così proposti…si vendevano bene.

Librai di Montereggio con carretto

Presto le pietre da affilatura vennero abbandonate: questi uomini, prima, riempirono di libri le gerle e poi, motivati dal successo, approntarono dei carretti appositamente realizzati, capaci di trasformarsi in espositori mobili.

Montereggio libraio

Librerie ambulanti con le quali, ormai erano soliti sostare nei giorni di mercato presso le piazze dei centri più popolosi.

In seguito aprirono librerie ovunque: i Ghelfi, i Bertoni, i Fogola, i Tarantola, i Lazzarelli apersero le loro attività a Milano a Brescia, a Venezia e a Novara.

Maucci ne avviò perfino due a Buenos Aires ed a Barcellona, dove propose la traduzione dei classici in lingua spagnola.

In uno stretto ed apprezzabile rapporto con la loro terra natale queste famiglie hanno contribuito a mantenere sempre vivo e ben mantenuto il borgo di Montereggio dove, nel 1952, hanno ideato il Premio Bancarella.

Peraltro in una Lunigiana ancor poco attraversata da strade carrozzabili, il successo di tale premio ne consigliò, fin dalla seconda edizione, la migrazione a Pontremoli.

Il più importante centro della Lunigiana, logisticamente facile da raggiungere.

Ma gli abitanti di Montereggio vollero mantenere forte il suo tratto distintivo e dopo alcuni anni, modificatasi la condizione che aveva penalizzato l’iniziativa precedente, organizzarono la Festa del Libro.

Una tre giorni all’insegna delle buone letture, degli incontri con gli autori ed anche con il buon cibo ed il buon vino. Tutto in un clima di allegra convivialità.

Una festa della quale nei giorni 28, 29 e 30 Luglio di questo 2023, si celebrerà la diciannovesima edizione.

Una edizione alla quale, se amate la lettura, vi invitiamo a partecipare.

Da vedere a Montereggio

L’accesso a Montereggio consente subito di parcheggiare l’auto e visitare l’antica chiesa di Sant’Apollinare, presente nella immediata prossimità.

Un edificio religioso, oggi destinato a funzione di oratorio ed affiancato da uno slanciato campanile in pietra.

Realizzato nel secolo XI, sulla facciata presenta un artistico rosone mentre la copertura, come usuale in questo territorio, è stata realizzata utilizzando lastre irregolari di arenaria: le piagne.

L’intero borgo è comunque pieno di angoli suggestivi contrassegnati da targhe richiamanti i molti che hanno svolto un ruolo importante nell’ambito dell’editoria italiana.

Non di meno, affacciandosi dalla sommità del colle che ospita Montereggio, 600 metri circa, si possono godere panorami affascinanti e, nelle giornate limpide, lo sguardo può proiettarsi fino ad abbracciare il golfo della Spezia.

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