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In moto a Barga

In moto a Barga: una giornata fra curve divertenti, paesaggi affascinanti e buona cucina.

In moto a Barga, in Garfagnana

E’ una bella giornata di settembre: il sole non ha più la forza che lo ha caratterizzato fino a pochi giorni or sono.

Ora campeggia al centro di un cielo azzurro e senza nubi favorendo una atmosfera tiepida e accarezzevole che ci avvolge piacevolmente.

Io e Simone, uno degli ospiti del Convivio, abbiamo deciso di fare una gita in moto recandoci a Barga, in quella parte di Toscana chiamata Garfagnana.

Un desiderio comune anche se sostenuto da motivazioni diverse: lui perché curioso di visitare questa bella cittadina ed io, molto più prosaicamente, per ottenere un riscontro all’entusiasmo con il quale precedenti ospiti motociclisti mi hanno parlato del ristorante L’Altana.

Non riesce a guastarci la giornata neppure un leggero contrattempo.

Nel meticoloso controllo (freni, sospensioni, luci, etc.) che Simone effettua prima di ogni uscita si è presentato un leggero trafilaggio di olio da uno degli steli della forcella.

Fortunatamente, all’Eremo Gioioso abbiamo una piccola officina attrezzata e Simone, senza scomporsi, dice che approfitterà di questa uscita anche per procurarsi paralio e parapolvere che poi provvederà a sostituire personalmente.

Quindi si parte, con immutato entusiasmo, felici di affrontare un percorso in cui attraverseremo sia la Lunigiana che la Garfagnana, due terre in cui la natura offre spettacoli indimenticabili.

In moto a Barga: il percorso

In breve ci portiamo sulla SS. 62 (Strada che scende dal Passo della Cisa) che, percorsi ca., 30 Km, abbandoniamo ad Aulla, per immetterci sulla SS 63 (quella che conduce al passo del Cerreto).

Affiancando l’alveo del fiume Aulella proseguiamo fino a che, in località Cormezzano imbocchiamo la SR 445, conosciuta come strada per il Passo dei Carpinelli.

Passiamo quindi a fianco della più antica Pieve lunigianese, quella di Codiponte e dopo poco, a Casola, dove la strada si biforca, svoltiamo a sinistra.

Da lì un divertente susseguirsi di curve e tornanti ci consente di entrare in Garfagnana attraverso il già menzionato Passo dei Carpinelli.

La pieve di Codiponte

In alternativa, prendendo il percorso alla nostra destra avremmo potuto muoverci in prossimità della riva del lago di Gramolazzo ma, dovendo scegliere abbiamo optato per fare anche una breve puntata sul monte Argegna, che ospita anche un antico santuario.

Una volta giunti sul Passo, per raggiungere questo luogo il tratto da percorrere è brevissimo e richiede circa 5 minuti e quando lo si raggiunge si è gratificati dallo vista di cui si riesce a godere: un sottostante ampio spazio di territorio verde che va a concludersi contro le massicce sagome delle Alpi Apuane.

Panorama dal Monte Argegna

Ridiscesi dal monte Argegna, riprendiamo la SR 445 dove, all’uscita del paese di Piazza al Serchio, veniamo salutati da un originale monumento: una vecchia locomotiva a vapore*.

Piazza al Serchio vecchia locomotiva a vapore

*Trattasi di un modello di locomotiva, realizzato in 50 esemplari, negli anni 20 del secolo scorso, che fu il primo a percorrere la galleria del Lupaccino, un traforo di 7515 m.

Quest’ultimo intervento, ciclopico per i mezzi del tempo, ha consentito di collegare la Garfagnana con la Lunigiana e quindi con l’importante snodo di Aulla.

E la complessità dell’opera è desumibile anche dal tempo intercorso fra la sua progettazione e la sua conclusione: ben 119 anni!

Digressione di carattere personale

Alla realizzazione di questa galleria, qui introduco un elemento di biografia personale, partecipò anche mio nonno Pietro. Un orgoglioso cavatore intriso da un profondo senso di giustizia che lo portava spesso a rammaricarsi di quella che, a sua avviso ed anche al mio, era una patente contraddizione.

Onorevoli, giornalisti ed altre categorie privilegiate potevano utilizzare quel tratto di ferrovia, come del resto ogni altro, esentati dal pagare il regolare biglietto. Un onere al quale invece dovevano sottoporsi manovali ed operai.

Persone umili, reclutate fra cavatori, edili, boscaioli ed anche contadini locali.

Uomini che per fare quel traforo avevano dovuto addentrarsi, con rischi immaginabili, nella viscere della terra, traendone talvolta anche danni irreversibili alla salute, quale ad esempio la contrazione della Prussiera che affliggeva molti di costoro.

Fine della digressione

Rocca ariostesca a Castelnuovo Garfagnana

Da Piazza al Serchio in breve raggiungiamo Castelnuovo in Garfagnana che attraversiamo passando accanto alla massiccia rocca ariostesca.

Un ulteriore quarto d’ora ci è poi sufficiente per poter posteggiare le nostre moto presso la nostra meta finale: Barga.

In moto a Barga…a mangiar bene

Qui, in virtù dell’orario, l’appetito ci induce a mettere in secondo piano l’aspetto culturale e poiché, superata la porta che concede l’accesso alla parte antica del borgo, la più pregevole, ci appare subito l’insegna del ristorante l’Altana, ci sediamo in uno dei tavoli collocati in una, piccola ma graziosa, piazzola esterna.

L’esperienza è all’altezza delle attese: maccheroni fatti in casa, conditi con ragù, per entrambi mentre come secondo io sono attratto dal prosciutto “Bazzone” accompagnato da una serie di crostini e Simone sceglie il fegato di vitella con cipolle.

Bagnamo il tutto con un buon rosso locale e, dopo una cialda con crema di ricotta, arricchita da scaglie di cioccolato ed una crostata di mele accompagnata da un artigianale gelato alla crema, concludiamo con due caffè cui chiediamo di aggiungere uno schizzo di sambuca.

Totale del conto: 71 €. Considerato che il cibo era buono e le porzioni abbondanti: un ottimo rapporto prezzo/qualità.

Dolce al ristorante Altana a Barga

Placato l’appetito, muovendoci lungo vicoli che ci colpiscono per ordine e pulizia, raggiungiamo il maestoso duomo di Barga, la cui descrizione affidiamo a Wikipedia.

Panorama visibile dal piazzale del duomo di Barga

Da parte nostra ci limitiamo a dar conto della bella vista che dal piazzale antistante l’edificio risulta possibile godere.

Per il ritorno optiamo per indirizzarci verso il percorso che ci consente di costeggiare il mare. Raggiungiamo quindi il Lido di Camaiore e proseguiamo lungo la costa fino a Marinella di Sarzana.

Da lì, andiamo poi a ricongiungerci alla SS 62 ed alle 17 rientriamo all’Eremo Gioioso e…porca miseria: ci siamo dimenticati i paraolii. Pazienza vorrà dire che domani faremo un altro giro in moto.

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