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Il Duomo di Pontremoli

Il Duomo di Pontremoli: contesto storico

La costruzione del Duomo di Pontremoli, iniziato nel 1630 e portato a termine nel 1687, racconta un pezzo di storia di questa città.

La prima pietra del Duomo viene posta in una città misera e sfiduciata mentre la conclusione dell’opera avviene in un periodo in cui Pontremoli è attraversata da un fermento commerciale, attiva e fiduciosa nel futuro.

Una storia che inizia in un passato fatto di miseria e si conclude in un periodo di benessere destinato a durare molti anni.

Il Duomo viene infatti costruito quale voto popolare alla Madonna, affinché intercedesse per porre fine all’epidemia di peste che si era abbattuta sul territorio trovando condizioni favorevoli per la sua diffusione: una popolazione sporca e denutrita rappresenta infatti un ambiente ideale per la diffusione dei virus.

A partire dal 1547, venuto meno il dominio dei Fieschi di Genova la città era taglieggiata da governatori spagnoli che, a capo di un manipolo di armati, praticavano una politica predatoria utile ad apportare risorse alle casse reali che si stavano dissanguando nella guerra dei trent’anni.

In tale stato di miseria spesso sulle tavole di una popolazione in gran parte contadina mancava il cibo, le case erano poco più che baracche in cui convivevano uomini e animali e, in tali condizioni, ben poca attenzione veniva dedicata agli aspetti igienici.

Nel 1650, la città passò invece sotto il controllo di Ferdinando II Granduca di Toscana.

Costui, era motivato da una visione di ampio respiro che attribuiva a Pontremoli un ruolo strategico, quale nodo di congiunzione fra le manifatture del nord ed il porto commerciale di Livorno.

Ferdinando II, per portare a compimento questo suo progetto, non si arrese neppure di fronte ad un accordo che già era intercorso fra Filippo IV, re di Spagna, e la Repubblica di Genova.

Una promessa che avrebbe dovuto ricondurre Pontremoli sotto il controllo di quest’ultima, per la cifra pattuita di 250.000 fiorini.

Con un gesto che dovette apparire folle ai genovesi, noti per la loro parsimonia, il Granduca offerse ben 500.000 scudi al re di Spagna.

E quest’ultimo, spinto dall’avidità ed incurante del detto al tempo in uso “parola di re non si cambia”, di fronte a tale offerta, non esitò a stracciare l’impegno precedentemente assunto.

Il Duomo di Pontremoli: l’architettura

Progettato da Alessandro Capra, architetto al servizio dei governatori spagnoli dello Stato di Milano che, fino ad allora, si era dedicato per lo più alle costruzioni militari, il Duomo quando venne ultimato, nel 1687, era diverso da quello che oggi ci appare.

Infatti l’elegante facciata marmorea, arricchita dal portale bronzeo, venne apposta a copertura della precedente, in malta idraulica, nel 1867.

Un abbellimento apparso necessario perché, in quel periodo, nelle vicinanze del principale edificio religioso di Pontremoli erano sorti diversi eleganti palazzi privati ed una comunità particolarmente religiosa mal sopportava che la casa del Signore potesse sfigurare al loro confronto.

Peraltro ad arricchirne gli interni a pianta latina, in particolare l’abside e la navata centrale, nel secolo precedente, aveva già provveduto una squadra di stuccatori comacini.

duomo di Pontremoli

Mentre sulla volta Francesco Natali, uno dei campioni del barocco pontremolese, aveva realizzato due affreschi dedicati ai patroni di Pontremoli: Santa Rosa da Lima e San Geminiano.

La Madonna del popolo

Comunque l’opera più cara ai pontremolesi è senz’altro la statua lignea del XIII secolo, riproducente la Madonna con il bambino, già nel patrimonio dei cavalieri di Malta ed ora collocata nella nicchia presente sopra l’abside.

Una scultura che riproduce una Madonna nera e che, in occasione della peste, venne eletta a protettrice dei pontremolesi che le confezionarono ricche vesti, simili a quelle della Madonna di Loreto, e che affettuosamente la battezzarono come “la Madonna del popolo”.

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