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Il Barocco Pontremolese

Indice

A chi trascorre le proprie vacanze in uno degli appartamenti dell’Eremo Gioioso consigliamo vivamente di dedicare alcune ore alla visita dei capolavori del Barocco Pontremolese.

I luoghi del Barocco Pontremolese

Barocco pontremolese è il nome di una corrente artistica, pluridisciplinare, nata e sviluppatasi in questa cittadina della Toscana fra il XVI ed il XVII secolo.

Pontremoli contava, all’epoca una popolazione di poco inferiore alle 4000 unità.

Malgrado le devastazioni belliche e talvolta anche l’incuria, in chiese, palazzi, ville e case cittadine sono tuttora presenti oltre 500 pareti affrescate dai diversi artisti del barocco pontremolese.

Come fu possibile tutto ciò? Cosa fecero, all’epoca, gli amministratori di Pontremoli per riuscire a trasformare in una galleria d’arte diffusa, quella che, solo pochi anni prima, a seguito dell’incendio appiccato dai lanzichenecchi di Carlo VIII era un insieme di macerie fumanti ed annerite? Niente!

Semplicemente ebbero la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, quando nell’epoca d’oro del commercio, il 1600, l’Inghilterra, dopo essersi impossessata di Gibilterra, si rese conto di avere un problema: le sue merci potevano, sì, entrare nel Mediterraneo poi però…

…tutti i porti affacciantisi su questo mare erano controllati da Stati che le erano apertamente ostili, e le sue navi non potevano attraccare né per sbarcare né per fare i necessari rifornimenti.

Per risolvere il problema, non senza qualche comprensibile titubanza determinata da precedenti poco edificanti*, Giacomo I si rivolse ai Medici, al tempo signori di Firenze sotto la guida di Ferdinando I.

Quest’ultimo che, già era stato anche cardinale, coniugava capacità diplomatiche ed amministrative ad uno sviluppato senso per gli affari, lo stesso che aveva consentito ai suoi avi di  gestire gran parte delle finanze del mondo.

Intuì immediatamente l’opportunità che gli si presentava nella circostanza e si predispose a soddisfare la richiesta del suo interlocutore.

Dette quindi subito corso ai lavori necessari a far sì che il porto di Livorno potesse accogliere le navi inglesi e, morendo, passò il testimone a Cosimo II che portò tale opera a compimento.

A causa della morte però gli fu impossibile inserire nello strategico disegno che aveva ipotizzato l’ultimo elemento cui attribuiva grande importanza: estendere il proprio dominio anche sulla principale via di comunicazione con il nord Italia: la via del Passo della Cisa.

A realizzare quest’ultima aspirazione provvide Ferdinando II, che negli ultimi anni lo aveva affiancato e, succedendogli, si mostrò altrettanto determinato nel portare a termine l’impresa.

Per farlo, acquistò Pontremoli, offrendo per la stessa il doppio di quanto Filippo IV d’Asburgo, sotto il cui dominio la città ricadeva, aveva già concordato di ricevere dalla Repubblica di Genova.

In realtà, fra Filippo IV e la Repubblica di Genova erano già intercorse trattative impegnative.

Impegnative a tal punto da indurre quest’ultima ad esercitare fin dal 1647 il suo controllo sulla città di Pontremoli ma, a fronte della generosa offerta dei Medici, tale contratto non venne mai ratificato dal sovrano cessionario.

Peraltro gli abitanti di un territorio strategicamente importante e tanto conteso, avevano ormai maturato grande esperienza nel trattare, per ottenere condizioni favorevoli, nel passare da un signore ad un altro.

Nella circostanza rivendicarono, ottenendola, la validità dei vecchi statuti nonché il privilegio di essere dichiarati zona franca, esente da tasse.

Una misura che nel 1676 venne adottata anche nei confronti del porto di Livorno che venne, a sua volta, dichiarato porto franco.

Un passaggio dopo l’altro si era andato magicamente componendo un quadro nel quale Pontremoli assumeva un ruolo inaspettato.

Riassumendo:

  • in un periodo in cui i traffici commerciali marittimi, nel mediterraneo, erano appannaggio di Olanda ed Inghilterra, quest’ultima trova uno sbocco alle sue merci nel porto di Livorno.
  • Pontremoli viene a trovarsi, lungo la principale via di comunicazione, in posizione baricentrica fra il porto di Livorno, cui le navi inglesi fanno capo, ed i ricchi mercati del nord.
  • Sia Pontremoli che il porto di Livorno sono dichiarate zone franche: tax free si direbbe oggi.

In conseguenza di ciò, la possibilità di fare grossi affari e non pagare tasse, è semplicemente accaduto ciò che non poteva non accadere: numerosi mercanti ed anche industriali si spostarono a Pontremoli, eleggendola a loro luogo di residenza.

Arricchitisi in breve non hanno esitato a voler testimoniare il benessere raggiunto, acquistando titoli nobiliari e, nello stesso tempo, realizzando palazzi importanti.

Convinti, crediamo a ragione, che lo sfarzo oltre che appagare il loro senso estetico fosse anche utile a tessere relazioni nell’alta società.

Un espediente, un po’ costoso, di oscurare la preesistente condizione borghese cui, solo successivamente e tramite acquisto, si era andata sovrapponendo quella nobiliare.

Infatti, ora, nobili lo erano ma, da quanti discendevano da stirpi illustri, venivano percepiti come nobili di serie B: dotati di titolo ma privi del sangue blu, il solo qualificato a certificarne la legittimità.

E fu così che in un vertiginoso susseguirsi nacquero palazzo Bocconi, palazzo Damiani, Villa Dosi, palazzo Dosi-Magnavacca, palazzo Ruschi, palazzo Burla, Palazzo Cortesi, etc. etc.

Ed una volta realizzati i palazzi, per decorarli il barocco era lo stile che meglio si confaceva all’obiettivo che intendevano raggiungere: spettacolare, teatrale, destinato a confondere, a produrre stupore negli astanti.

*Edoardo III, nel XIII secolo, per finanziare la guerra che aveva intrapreso contro la Francia, contrasse un debito di 125.000 sterline con i Bardi ed i Peruzzi, banchieri in Firenze.

La mancata restituzione di questo importo, che al tempo rappresentava una cifra enorme, finì con il condurre al fallimento la banca fiorentina.

Caratteristiche del Barocco Pontremolese

Barocco Pontremolese: l’aggettivo pontremolese serviva a distinguerlo dal barocco, a rappresentare che questi artisti avevano una loro impronta che, pur non totalmente diversa, dallo stesso andava distinguendosi.

Ai tempi nostri lo avremmo definito post barocco loro, non avendo avuto la possibilità di conoscere Jean Francois Lyotard, optarono per l’aggiunta dell’aggettivo.

E’ peraltro vero che, anche nei loro dipinti, vennero mantenuti alcuni caratteri del Barocco quali la teatralità, la voglia di stupire, la ricerca del coinvolgimento emotivo, lo stimolo dell’immaginazione attraverso sofisticati, poliprospettici, effetti di illusione ottica.

Allo stesso modo, però non si può non notare che le loro opere sono caratterizzate da un elemento di frivolezza.

Gherardini & Co. sembrano quasi divertirsi nella ricerca di un’estrosità gioiosa e, a tal fine, agiscono su un alleggerimento delle forme ma anche sul colore, che nei loro dipinti assume sfumature più delicate contribuendo a creare quell’atmosfera di spensieratezza che favorisce l’illusione.

In sostanza il Barocco pontremolese può essere visto come l’ultimo colpo di coda di un Barocco morente ma, non di meno, come il primo vagito di un Rococò nascente.

Traghettato da una connotazione enfatica e grandiosa su di una sponda più delicata ed elegante: Alessandro Gherardini, i Natali, i Contestabili, i Galeotti quindi, nel mare magno dell’arte, sono assimilabili ad un ispirato e creativo equipaggio di traghettatori.

Quelli che, fiutando il tempo in cui erano immersi, hanno iniziato ad esplorare un nuovo percorso, vicino ma distinto da quello sul quale erano stati instradati dai rispettivi caposcuola.

Il libro sul Barocco Pontremolese

Pontremoli: i luoghi del Barocco

Villa Dosi

Pontremoli: Villa Dosi capolavoro del Barocco Pontremolese

Villa Dosi si trova all’interno di un grosso podere raggiungibile, per chi parte dal centro storico, con una piacevole camminata.

Lungo la stessa, camminando, circondati dal verde, su un sentiero già si attraversa un piccolo gioiello del barocco pontremolese: il ponte dei Chiosi.

Una volta giunti alla villa si oltrepassa il cancello entrando nell’antistante giardino in cui trovano spazio due maestosi, ultracentenari, cedri del libano.

Il primo aspetto che desta meraviglia è l’ampio e massiccio doppio scalone, in pietra arenaria, che conduce alla terrazza antistante l’accesso della villa.

Allo stesso fa da pendant un portale con cimasa, realizzato con la stessa pietra.

Unitamente a questo le finestre presenti a questo piano come i balconi aggettanti di quello soprastante in cui è stata impiegata la stessa pietra scura, producono un elegante gioco di contrasto con la superficie chiara della facciata conferendo al tutto una alleggerente dinamicità.

Comunque l’aspetto più entusiasmante della villa è rappresentato dai suoi spazi interni decorati in perfetto stile Barocco Pontremolese.

Qui un motivo di interesse può essere rinvenuto in ognuna delle sue numerose stanze: nell’antica biblioteca come nella diffusa pinacoteca.

Ma quello che lascia veramente sbalorditi è il salone.

Nella decorazione di questo ambiente si sono impegnati con rara maestria il figurista Alessandro Gherardini ed il quadraturista Francesco Natali.

In realtà, definire quest’ultimo quadraturista è un po’ limitativo.

Per il Natali sarebbe più corretta la definizione di prospettivista.

Infatti non si limita a disegnare spazi nei quali il suo collega possa poi inserire i suoi diversi personaggi.

Natali gli spazi lì crea, là, dove gli stessi non ci sono.

Gioca con le luci e con le ombre. Aumenta i punti di prospettiva e crea spazi in realtà inesistenti, talvolta inganna lo sguardo del visitatore conducendolo, attraverso sfondamenti, in luoghi che albergano solo nella sua immaginazione.

In questo salone sfodera il suo miglior repertorio di soluzioni utili a creare nello spettatore quello stato di stupefatta sorpresa che è uno degli obiettivi, forse il più importante, che caratterizza questa corrente pittorica.

Palazzo Dosi

Palazzo Dosi, sorge per volere di Giuseppe Antonio Dosi, un mercante che ha Pontremoli ha avuto modo di incrementare notevolmente la propria fortuna.

Il progetto viene commissionato all’architetto Giovan Battista Natali che, in questo caso in qualità di quadraturista, ne ha anche curato gli affreschi unitamente a Giuseppe Galeotti e ad Antonio Contestabili.

A quel tempo, la vivacità economica che caratterizzava la città non mancava di riverberarsi in una particolare sensibilità rivolta agli aspetti estetici: privati ma anche pubblici.

Cosa per cui insieme al sorgere di nuovi palazzi si andava ridisegnando la fisionomia delle sue strade principali armonizzano, per quanto possibile, il costruito che le affiancava.

L’amministrazione esercitava un attento controllo sull’urbanistica del territorio ed i facoltosi signori del tempo collaboravano felici di sopportare le spese necessarie avendone in cambio la possibilità di realizzare dimore fastose.

Come già avvenuto per Palazzo Ruschi, anche palazzo Dosi nasce quindi su un impianto di edifici preesistenti, in questo caso non inglobati come avvenne con Palazzo Pavesi ma abbattuti.

Questo edificio, dopo l’entrata caratterizzata da un grande portale in pietra arenaria, rappresenta perfettamente la personalità sdoppiata del committente: il mercante, qual’era in origine ed il nobiluomo, quale divenne dopo aver acquistato il titolo di Marchese.

Infatti, perfettamente separate, l’una al piano più basso e l’altra a quello più elevato, coesistono all’interno, gli spazi dedicati a due diverse funzioni.

Uno spazio era destinato al magazzinaggio delle merci ed anche al ricovero degli animali da trasporto mentre un altro, destinato a rappresentare, intrinsecamente legate, la forza economica ed il lignaggio nobile del proprietario era raggiungibile salendo un ampio ed elegante scalone in arenaria.

Quest’ultima, approdava ad uno spazio in cui, a breve distanza, sulla parete prospicente, un illusionistico inganno lasciava invece apparire ulteriori rampe ed ulteriori ricche gallerie voltate.

Barocco Pontremolese: tromp l'oeil a Palazzo Dosi di Pontremoli

Imboccando invece il vero accesso al piano attraverso la porta incorniciata in un monumentale portale in pietra, si entra in un appartamento di rappresentanza composto da due camere, una camera ad alcova ed un salone.

Il tutto riccamente affrescato ma, quello che più stupisce, fors’anche stordisce, per la grandiosità e la bellezza è il vasto salone reso ancor più ampio dalle decorazioni che, con sapiente uso prospettico, ne estendono gli spazi.

Barocco Pontremolese: il soffitto affrescato del salone di Palazzo Dosi

Qui, un doppio volume realizzato attraverso un’aerea loggetta, e interamente affrescato, si apre in alto con la creazione di uno sfondato del cielo.

Nello stesso, circondato da angeli e figure celestiali che si affacciano fra le nuvole appare un Giuseppe Antonio Dosi che, seminudo e cinto di alloro, si appresta ad ascendere all’olimpo, dove Zeus, Giunone, Venere e Marte sono colti nell’attesa di accoglierlo.

Neppure il Berlusconi dei tempi migliori ha saputo raggiungere vette così elevate nel suo desiderio di autocelebrarsi!

Palazzo Pavesi Ruschi

Edificato su un edificio preesistente del quale, all’interno dei sotterranei, sono state rinvenute due colonne con relativi capitelli, attribuibili ad un periodo compreso fra l’XI ed il XII Secolo.

Il Palazzo, dal livello stradale si sviluppa su 3 piani, dispone di oltre 100 stanze ed ha tre facciate.

Palazzo Ruschi Pavesi il salone affrescato e completo di arredamento

Gli affreschi del palazzo, fra i quali quello sontuoso del salone principale, sono opera di Giovanni Battista Natali che, nell’occasione, viene coadiuvato anche dal nipote, Antonio Contestabili.

Peraltro il Natali ha disseminato in varie parti dell’edificio soggetti di rovine contenute all’interno di medaglioni che sono vere opere di maestria.

Un tipo di realizzazione che, apprezzata pur ovunque, a Napoli trovò un pubblico entusiasta fra la particolarmente sofisticata e competente nobiltà locale.

E fu in virtù della fama acquisita in questa città, dove il Natali aveva assunto diversi incarichi, che il sovrano borbonico fu indotto a nominarlo pittore di corte.

Tutt’oggi abitato dagli eredi degli originari proprietari il palazzo, sontuoso, risulta perfettamente arredato con mobili che, sia pur non coevi all’epoca della sua costruzione, gli sono di poco successivi.

Gli artisti del Barocco pontremolese

Alessandro Gherardini: Firenze 1655 Livorno 1726

Artista purosangue, anche nei comportamenti: irrequieto e turbolento, girovagò raccogliendo molteplici esperienze e negli anni in cui si fermò a Firenze, piazza affollata da validi artisti, si impose come il più acclamato.

E’ unanimemente riconosciuto come il capostipite della scuola del Barocco Pontremolese.

Venne a Pontremoli in più circostanze: prima, indispettito da un padre alcolista intenzionato a vivere a sue spese, poi, costretto da Cosimo III che gli intimò di provvedere alla moglie, tale Francesca Calzolari.

Il Gherardini, infatti, l’aveva abbandonata in povertà assoluta dopo aver contribuito non poco all’esaurimento della cospicua dote che le era stata assegnata dalla benestante famiglia.

Il pittore ritornò infine una terza volta a Pontremoli ed in questo periodo, confermò entrambe le fame che lo accompagnavano: quella di eccelso artista e quella di marito inaffidabile e dissoluto.

Mortagli la prima moglie, non esitò ad impalmare abbandonare Maria Erber, vedova anch’essa ma dopo breve tempo si dileguo abbandonando moglie e città.

Le sue opere sono presenti a Palazzo Ceppellini, ex palazzo Negri, nella chiesa di Santa Cristina, a Palazzo Dosi-Magnavacca, a Villa Dosi Delfini, a Palazzo Ruschi-Pavesi ed a casa Pavesi.

Francesco Natali: Cremona 1669 Pontremoli 1735

Quadraturista, conosciuto ed apprezzato soprattutto a Parma dove i nobili locali gli commissionano molti lavori.

A Pontremoli collaborò col Gherardini nella decorazione di Villa Dosi.

Un lavoro che lo vide impegnato, seppur con una certa discontinuità, per ben dieci anni, dal 1697 al 1707.

Altre sue opere nella città sono tuttora visitabili presso il santuario della SS. Annunziata, a casa Buttini ex casa Ferdani, a casa Cortesi, a casa Petrucci, nella chiesa di San Francesco e presso l’oratorio di Nostra Donna.

Sebastiano Galeotti: Firenze 1675 Mondovì 1741

La sua formazione avvenne a Firenze presso la scuola di Alessandro Gherardini.

Girovagò lasciando testimonianze della sua bravura a Bologna, Firenze, Pisa, Piacenza e Parma, Cremona, Genova, Torino, Lodi e Mondovì dove morì appena iniziata un’opera, desiderata ed infine commissionatagli, all’interno della cattedrale.

Quella che, nella sua aspirazione, avrebbe dovuto consacrarlo e farlo ascendere definitivamente fra i grandi.

Il suo capolavoro è il quadro intitolato “Rebecca offre da bere a Eliezer”, oggi proprietà di una galleria d’arte di Londra.

A Pontremoli, invece, la sua capacità pittorica si è espressa negli affreschi dell’Oratorio di Nostra Donna dove, tuttora, suscitano non poca ammirazione nonché in 4 tele con teste, realizzate per i Marchesi Dosi ed oggi esposte nel salotto rosso dell’omonima villa.

Giuseppe Galeotti: Firenze 1709- Genova 1778

Artista del quale rimane copiosa produzione in Liguria dove, in virtù della fama raggiunta, venne nominato direttore, per la pittura, dell’Accademia di Genova.

A Pontremoli affrescò molti spazi a Palazzo Dosi e dipinse alcune tele oggi presenti nell’Oratorio di Nostra Donna.

Giovanni Battista Natali: Pontremoli 1698 Cremona 1765

Figlio di Francesco Natali che in corrispondenze private, ne lamenta la giovanile svogliatezza negli studi.

Superata la fase adolescenziale non confermò questa caratteristica né in ambito accademico né in quello lavorativo.

Fu quindi architetto oltre che pittore e, come tale, disseminò le sue opere in ogni parte d’Italia.

Al suo tempo raggiunse notevole fama tanto che a Napoli venne anche nominato pittore di corte da Re Carlo III di Borbone.

A Pontremoli si espresse nell’Oratorio di Nostra Donna, a Palazzo Dosi, Palazzo Negri, Palazzo Pavesi, Casa Petrucci e Villa Dosi dove, ancorché giovanissimo, affrescò gli stemmi di tutte le famiglie imparentate con i proprietari.

Antonio Contestabili: Piacenza 1716 Pontremoli 1790

Architetto e quadraturista, respirò, da subito, un’aria intrisa d’arte nella famiglia Natali alla quale apparteneva la madre, Angela Natali, figlia di Francesco.

Dopo aver lavorato in molti luoghi dell’Emilia e della Lombardia, nel 1754 tornò, per stabilirvisi definitivamente, nella sua città natale: Pontremoli.

Qui, produsse moltissimo. Decorò pareti e soffitti in pressoché ogni chiesa ed ogni casa signorile, nelle quali non si produsse solo nelle quadrature ma dipinse anche paesaggi e rovine.

Questi soggetti peraltro sono presenti anche nella sua produzione più apprezzata: le tele.

Fra le molte sue opere presenti a Pontremoli, di particolare bellezza è l’affresco realizzato sul soffitto del Palazzo Dosi-Delfini: un esempio eccelso dello stile Barocco Pontremolese.

Niccolò Contestabili: Pontremoli 1759 Firenze 1824

Trascorse a Firenze i primi e gli ultimi anni della sua carriera artistica che, nella sua parte centrale lo vide impegnato a Pontremoli, sua città natale.

Qui mise in mostra il suo talento di figurista cui però associò una capacità eccelsa nel rappresentare i paesaggi.

Lavorò a Palazzo Buglia, a PalazzoZucchi Castellini, a Palazzo Podestà ed a Palazzo Damiani dove seppe superarsi rappresentando la favola delle Niobe, per la quale affrescò l’intero ambiente: 4 pareti ed il soffitto.

Ancor più apprezzata fu l’Aurora che in un’altra stanza, sia pur più contenuta nelle dimensioni è di una delicatezza estatica.

Un gruppo di amici creativi

Crocifissione di Guido Reni presente nella chiesa di San Francesco a Pontremoli

In quel periodo, talvolta eseguirono opere in Pontremoli anche Giuseppe e Giovanni Bottani, Giuseppe Peroni, Giovanni Battista Tempesti, Gian Domenico Ferretti e perfino Guido Reni del quale è possibile ammirare una struggente Crocifissione di Cristo, all’interno della chiesa di San Francesco.

A differenza loro, però, Gherardini, i Natali, i Contestabili ed i Galeotti oltre ad essere valenti artisti, seppero essere un gruppo di amici che avevano individuato in Pontremoli, il luogo ideale per esprimersi.

Lavoravano in molti luoghi ma, ogni volta che se ne presentava l’occasione, qui si ritrovavano.

Per collaborare, ma anche per trascorrere allegre serate in taverna a bere, a giocare a carte e dai, a parlare di tutto ciò di cui parlano gli amici: di vino, di donne, di lavori mal pagati, di lavori ben riusciti.

Ma anche a mettere a fattor comune quello che avevano avuto modo di apprendere da artisti di altre scuole con i quali erano venuti a contatto ed, in questa atmosfera…che è nato il Barocco Pontremolese.

David Teniers: quadro gioco d'azzardo in taverna

N.B. Le guide di Sigeric organizzano periodicamente visite ai capolavori del Barocco Pontremolese. Per contatti: 3318866241 – info@sigeric.it

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