Castello di Pontremoli

Castello di Pontremoli: la sua lunga storia

Il castello di Pontremoli, ha come origine una rudimentale costruzione difensiva realizzata nella metà del X secolo, quando le tribù ungare che già avevano saccheggiato Pavia iniziarono a mostrarsi sempre più audaci nelle loro incursioni.

Nel corso di queste, che avevano come metà i i fertili territori del Lazio e della Puglia, non trascuravano di saccheggiare i luoghi attraversati e Pontremoli, che era un punto di passaggio obbligato, più volte ne fece le spese.

Nel secolo successivo, poi, una nobile famiglia longobarda qui insediatasi, gli Adalberti, si adoperarono per dare una struttura muraria all’originario manufatto.

Quello fino ad allora esistente, poiché realizzato con largo impiego di tronchi di castagno, aveva testimoniato di resistere a giavellotti e frecce ma solo se…non erano incendiarie.

Elmo ligure esposto nel museo delle statue stele all interno del castello di Pontremoli

Distrutto per mano dei pontremolesi

Successivamente, nel 1328, il castello venne distrutto ma non da nemici esterni.

Gli abitanti di Pontremoli, in passato governati dal condottiero lucchese Castruccio Castracani pretesero la rimozione di suo figlio Arrigo che, succeduto al padre morto, governava la città in modo arrogante e vessatorio.

Le loro istanze vennero accolte dall’imperatore Ludovico il Bavaro che rimosse Arrigo Castracani ma, incautamente, al suo posto insediò un vicario il cui unico fine sembrava essere quello di vessare ed estorcere denaro agli abitanti del luogo.

Tale atteggiamento fece ribollire il sangue ligure apuano che ancor scorreva nelle vene dei pontremolesi che, guelfi e ghibellini concordi, nell’occasione diedero la caccia al vicario costringendolo prima a rinchiudersi nel castello e poi a scegliere una delle due alternative che gli venivano proposte.

Prudentemente, l’uomo scartò l’ipotesi di un assedio permanente cui, in caso di sconfitta sarebbe seguita la sua cattura e uccisione. Accettò invece il compenso che gli veniva offerto e si affrettò a lasciare definitivamente la città.

castello del Piagnaro a Pontremoli visto dall'alto

Dopo di ché, in questo clima di temporanea concordia fra le diverse fazioni, il castello venne distrutto affinché non potesse più offrire riparo ad oppressori e tiranni e la città decise di concedersi, facendo atto di sottomissione, alla nobile dinastia dei Rossi di Parma al cui capo c’era al tempo Gio Rolando.

Come risaputo però ci sono due tipi di castelli. 1) i castelli in aria che hanno vita breve, destinati a dissolversi al primo impatto con la realtà 2) i castelli in pietra ben più solidi e duraturi.

Così, ad appena tre anni dalla sua distruzione, Manfredi Filippi, capo della fazione ghibellina a Pontremoli, promosse il recupero del castello che, in buona parte venne ricostruito utilizzando le stesse antiche pietre che ancor giacevano in loco.

Cento anni dopo, il castello che nel frattempo era passato ai genovesi Fieschi, alleati dei Malaspina e sostenuti dai fiorentini, cambiò nuovamente padrone e, per conto di Filippo Maria Visconti duca di Milano, venne occupato da tal Piccinino.

Piccinino: in guerra fin da piccolo

Costui era il condottiero che, nella circostanza ne aveva guidato le truppe e che aveva fama di uomo abile, dotato di grande esperienza militare.

A dieci anni era rimasto orfano del padre e poco dopo, per mantenersi, aveva abbracciato il mestiere delle armi. In un’età tanto giovane da far sì che venisse identificato come “il Piccinino”, appellativo che andò a sostituire per sempre il suo vero cognome.

Sulla base della sua esperienza il Piccinino promosse alcune migliorie fra le quali la costruzione di un mastio nel punto più alto dell’edificio, utile a garantire una efficace resistenza nel caso in cui truppe nemiche fossero riuscite a superare le mura del castello.

gli spalti del castello del Piagnaro a Pontremoli

Ulteriori modifiche al fortilizio vennero poi apportate nei secoli XVII e XVIII: oltre ad alcune migliorie difensive, nella parte superiore viene realizzata una rampa che partendo dalla corte interna consente di trasportare e posizionare i cannoni sui bastioni.

Infine nel 1790 Pietro Leopoldo di Toscana che, al tempo lo possedeva, sancì la fine del castello quale postazione utile alla guerra.

Smobilitò l’artiglieria e donò l’ultimo suo cannone alla cittadinanza affinché, come poi avvenne, venisse fuso e trasformato nella campana che tutt’oggi trova alloggio in quello che è simbolo di Pontremoli. “il Campanone”.

Successivamente la struttura è stata destinata a vari usi: caserma, scuola, abitazione residenziale.

Oggi, perfettamente ristrutturato, è aperto alla visita di quanti desiderino godere di uno splendido panorama dominante l’intero circondario ed anche dell’affascinante museo delle statue stele in esso contenuto.

Manifestazioni pressom il castello del piagnaro a Pontremoli

Inoltre il castello sovente ospita mostre, manifestazioni e cerimonie.

Infine la sua foresteria è stata attrezzata per offrire ospitalità ai pellegrini che percorrono la via Francigena o uno degli altri cammini il cui tracciato prevede il passaggio da Pontremoli.

Il servizio è offerto dal 1° Aprile al 30 Settembre in 5 camere con servizi in comune ( 2 camere con 2 letti singoli; 1 camera con 3 letti singoli; 1 camera con 4 letti singoli; 1 camera con 5 letti singoli) ed un appartamento con 2 camere (Prima camera 1 letto matrimoniale, seconda camera 3 letti singoli) e servizi privati ma senza la doccia.

Per info e contatti: tel. 0187831439

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